mercoledì 19 luglio 2017

Come il mondo appare: ovvero l'insostenibile superficialità della fotografia


Sandro Bini, dalla Serie "Margini e relitti"

Sono poco incline alle riflessioni ontologiche e forse anche poco popolare ma con gli anni "mi sono fatto persuaso" che la fotografia riguardi l'apparire e non dell'essere delle cose, si occupi del visibile e non dell'invisibile, descriva la superficie e non la profondità, riveli l'istante e non l'eterno. Nella sua innegabile vocazione "mondana" (che riguarda il mondo, l'esterno) e la sua ineluttabile istantaneità e superficialità a due dimensioni, di ritaglio spazio-temporale muto e immobile, di "specchio dotato di memoria", è possibile solo navigarne la superficie, restare a galleggiare per cercare di indovinare il nostro essere, alimentare i nostri miraggi, scoprire la nostra profondità, indagare il nostro desiderio o illusione di eternità. Ma per far questo si può solo navigare in superficie rimanendo saldamente a galla: ciò che serve è uno scanner non una sonda. Pensare invece che la fotografia riguardi l’essere, l’invisibile, la profondità, l’eterno significa sbagliare prospettiva, fraintendere la natura per un possibile effetto, sbagliare l’entrata per l’uscita, perdersi in uno sterile labirinto metafisico. Qui è ora (hic et nunc come dicevano i latini) è la sua dimensione "umana troppo umana", la sua e la nostra fragilità fatale.

lunedì 24 aprile 2017

Una, nessuna, centomila: la street photography, così è se vi pare


Sandro Bini, Florence City Centre - Fashion system is dead (2010)

Sollecitata dalla beneamata industria fotografica (leggi mercato mirrorless) imperversa da diversi anni la moda della Street photography con gli infiniti, estenuanti dibattiti sulla sua  molteplice e camaleontica identità. Una idenìtà così sfuggente e mutante da far dubitare qualcuno che essa possa davvero esistere...

Stabilito  che per il sottoscritto il genere in fotografia esiste ma non è una gabbia, quanto piuttosto un  ambito di riferimento culturale, con le sue molteplici declinazioni e sfumature, la sua storia e le sue evoluzioni, ci sono e resistono di fatto nel panorama Street di oggi schieramenti, forse veri e propri partiti e correnti: i puristi spontaneisti (con le varianti candid, indiscrezionale e relazionale), i dogmatici filosofico-fondamentalisti (che dettano regole, stili, paletti e ambiti precisi di realizzazione), e infine le avanguardie postmoderniste che contaminano "pericolosamente" (per i più ortodossi) la tradizione della fotografia di strada con la progettualità, la posa, la messa in scena, la luce artificiale, salvo accorgersi poi che Doisneau e altri già negli anni '50 se non prima avevano fatto posare i modelli e avevano messo in scena alcuni dei loro più famosi scatti di strada. Ognuno di questi schieramenti pare quasi sempre sicuro del fatto suo e le polemiche "tiramuliniste" sono inevitabili in quanto orientano il mercato dei workshop e la reputazione social dei vari gruppi e influencer del settore.

In tutto questo il vostro "Fotodidatta" che ha letto Pirandello, ovviamente non fa eccezione, ma  nel tempo ha sempre cercato di comprendere e studiare questo relativismo di opinioni e di operatività, considerando con grande interesse le politiche e gli atteggiamenti che caratterizzano il dibattito e la pratica della Street photography, cercando quindi di offrire ai propri studenti una panoramica completa e sempre inclusiva di quelli che sono i differenti orientamenti storici e contemporanei, non stabilendo gerarchie e verificando sul campo che non ci sono approcci giusti o sbagliati, ma solo operatività differenziate, che ogni fotografo è in grado autonomamente di scegliere, interpretare o addirittura inventare, a seconda della propria indole, della propria visione e della propria cultura.