mercoledì 5 marzo 2014

Rullini & Sensori: democrazia analogica e dittatura digitale



Sandro Bini, Senza Titolo 2009

Voglio ringraziare l'amico Andrea Buzzichelli per aver stimolato e condensato questo mio scritto. Il buon Andrea in un post su facebook si domanda La bufala del rullino digitale adattabile alle vecchie 35 mm gira ormai da anni . Ma perchè qualcuno non lo fa davvero? Non mi pare una cosa impossibile e neppure stupida ... anzi .." Ecco al di là delle possibilità tecniche sulle quali non sono preparato, credo in buona sostanza che i motivi siano di puro marketing come sempre accade per le questioni di mercato,  ma credo anche che questi stessi motivi possono essere lo spunto ad una piccola riflessione filosofico-politica sull’analogico e sul digitale. Mi spiego: una eventuale presenza sul mercato fotografico di un  “rullino digitale” adattabile a qualsiasi macchina di piccolo formato e magari anche a quelle analogiche (esistono solo dorsi digitali per il medio e il grande formato) costituirebbe una svolta democratica del marketing digitale che sarebbe molto gradita dal pubblico dei fotografanti analogic born ma che i produttori si guardano bene di accontentare. Fin adesso, infatti, quando acquistiamo una fotocamera digitale acquistiamo in blocco pure il sensore/cpu che è impossibile da sostituire con uno diverso da quello originale. E’ un po’ come se in era analogica fosse entrata sul mercato una fotocamera che poteva funzionare solo con pellicole della stessa marca (in realtà con la Polaroid era proprio così!). Ma a parte il caso speciale (guarda caso della fotografia istantanea) chi mai avrebbe mai comprato quel modello di fotocamera? Insomma con l’avvento della fotografia digitale è finita la democrazia analogica della funzione matrice/memoria della pellicola (perchè come sappiamo la stessa pellicola andava bene sia su una compattina che su una reflex super professionale del medesimo formato)  e inizia la dittatura del sensore unico e insostituibile. L’unica possibilità di cambiarlo è infatti con uno identico o con l’acquisto di una nuova macchina. Per i produttori ovviamente tutto bene così con un caro saluto ai nativi analogici!

7 commenti:

Andrea Calabresi ha detto...

Insomma... non vorrei si scambiasse un problema tecnico per qualcos'altro!

Anche volendo mettere un dorso digitale ad una 35 mm rimarrebbe il problema della sincronizzazione del dorso. Chi glielo dice al sensore che l'otturatore è aperto e con che tempo scatta?
Sul MF o sul banco un sensore ci può andare perché usa il syncro flash degli otturatori centrali.

Sandro Bini ha detto...

Giusto Andrea, ho detto fin dal principio che non ho competenze tecniche, solo che la soluzione del sensore intercambiabile non era unicamente rivolta, se leggi con attenzione, solo al vecchio parco macchine analogico ma anche a quello digitale attuale dove forse la cosa potrebbe essere tecnicamente anche fattibile... Puoi illuminarci? Resta comunque il dato di fatto: la pellicola era piu democratica! O no?

Andrea Calabresi ha detto...

Boh? Non lo so. Credo di no, però.

Tecnicamente le piccole digitali non sono aggiornabili, nel senso che gli aggiornamenti delle macchine aggiornabili e le macchine aggiornabili costerebbero molto di più di quello che già costano. Basta fare un raffronto col MF digitale, anche se col 35 i prezzi fossero un po' più bassi sarebbero comunque fuori mercato (bisogna sempre tenere conto dei numeri).

Ma andando al nocciolo della questione un po' di verità c'è, anche se altrove.

Quando una tecnologia è matura (nel caso la foto analogica) essa è massimamente conveniente per chi la utilizza, ma allo stesso tempo, tanto più è matura tanto meno è redditizia per chi la produce.

Luigi Torreggiani ha detto...

E' pur vero che alla dittatura del sensore si affianca la libertà del file raw lavorabile a piacimento dai programmi di post produzione. Si tratta quindi di una dittatura che propone leggi anarchiche...!?!

La pellicola va al potere con metodo democratico e può essere "destituita" di volta in volta, è vero, ma quando governa sceglie arbitrariamente come rendere colori, toni e nitidezza, con fare dittatoriale: se hai un bianco nero non puoi trasformarlo in colore... se hai un Portra non puoi saturarlo come un Velvia ecc.

Ma se è la facilità, l'immediatezza e la libertà di espressione successiva allo scatto che haNNO fatto preferire al grande pubblico il "dittatore-anarchico" digitale, è proprio l'idea che sta dietro allo scatto, la scelta, la progettualità, il "voto convinto" e la "militanza attiva" che possono dare ancora senso alla demicratica-autoritaria pellicola.

Ho scelto questa pellicola perchè sono sicuro da subito che voglio quell'effetto per quel progetto.

Un "voto convinto" dopo aver letto il programma piuttosto che un voto di pancia dato ascoltando un talk show?

Sandro Bini ha detto...

Interessante "sviluppo" del post Luigi, che coindivido su tutto... Solo che la questione centrale del mio intervento non era di tipo espressivo ma politico: insomma la democraticità era intesa nel senso che in epoca analogica una volta scelto il supporto ("quella pellicola lì")questa era "in disonibilità" e la stessa per tutti al medesimo costo, sia per il possesore di una compattina familiare sia per il professionista con un super ammiraglia professionale. Mentre con il digitale la qualità del supporto (sensore) la paghi direttamente insieme alla macchina creando quindi una gerarchia anche nei supporti che non esisteva in era analogica. Tutto qui.
Ovviamente però sono molto contento di aver letto il tuo approfondimento in termini di espressività!

Andrea Calabresi ha detto...

Dal punto di vista costi il digitale è proprio classista. Se questo si voleva intendere con "non democratico".

La qualità nell'analogico era diretta conseguenza più del "manico" del fotografo (e dello stampatore) che non dell'apparecchio e la differenza di costi tra apparecchi al top, e quelli basici non era tanto marcata. Col digitale all'elevatissimo costo delle attrezzature di buon livello bisogna aggiungere l'elevato costo deicontinui aggiornamenti necessari.

Insomma in era analogica anche con poche disponibilità (relativamente) era possibile produrre immagini di qualità molto elevata (se si era bravi), col digitale per avere qualità molto elevata, bisogna spendere molto (e, ovviamente essere bravi).

Paolo Granata ha detto...

Leggo un po' in ritardo questa bella discussione sulla "democraticità" della pellicola e/o del digitale e non so resistere al desiderio di intervenire.
Trovo divertente l'idea che un mezzo sia politicamente più democratico e l'altro meno, almeno quanto quella della favola del bambino che ferma l'inondazione con il ditino nel buco della diga.
L'industria è sempre andata avanti per la sua strada con lo scopo fondamentale (per l'industria ovviamente) di fare utili a favore dei suoi investitori.
Se è a questo che vogliamo opporci credo che siano altri i campi nei quali intervenire (penso, per stare al nostro paese, alle politiche in favore di ILVA o di FIAT per poi trovarci in braghe di tela).
Resta il fatto che il mondo cambia ed avere a disposizione un mezzo espressivo con nuove potenzialità aiuta a liberare possibilità creative che il modo di ragionare dei vecchi "diapositivisti" (lo scatto non si tocca in alcun modo, neanche in camera oscura) aveva tristemente sclerotizzato.