lunedì 2 settembre 2013

"Late photography": per una fotografia fuori dal coro.



Sandro Bini - Galitian Journey - Luglio/Agosto 2009


Una delle cose positive della odierna smart phone photography è che la marea delle foto delle vacanze viene diluita in diretta fra luglio e agosto nel mare dei social e non arriva più tutta insieme come un devastante tsunami di fine estate. Insomma perde un po' della sua forza d'urto e volendo ci si può salvare… Una cosa però che forse si sta perdendo e si perderà sempre più è la socialità reale e conviviale dei salotti settembrini per farle vedere a parenti e amici, che (con tutte le controindicazioni del caso) era però una bella scusa per passare una serata in compagnia. Il preambolo, se ancora non si fosse capito, serve a ribadire il fatto che grazie o per colpa della attuale tecnologia, la socialità promossa e celebrata dalla “fast photography” telefonica sta diventando sempre più una socialità virtuale consumata in tempo reale, e chi non dispone della tecnologia adeguata (smart phone e relativa App di condivisione) è fuori dal gioco. E’ questo il motivo credo per cui gli apparecchi digitali compatti e reflex (prima di essere forse del tutto fagocitati dalla telefonia) si stanno dotando e si doteranno sempre più in futuro di tecnologie adeguate che diano la possibilità di una condivisione immediata (dispositivi wi fi e simili) mentre nello stesso tempo la tecnologia della telefonia mobile raggiungerà  prestazioni sempre più vicine a quelle di un odierno apparecchio fotografico di media fascia. Chi in futuro, pur senza arrivare alle  forme di resistenza analogico-integralista della “slow photography” resterà fedele a una fotografia più lenta, scattata con una fotocamera e non con un cellulare o perlomeno non condivisibile e consumabile in diretta (“late photography”), sarà irrimediabilmente un click fuori dal coro, condannato ad arrivare sempre fuori tempo massimo non solo nella celebrazione sociale del rito vacanziero e familiare ma anche nell’informazione visiva di cronaca e attualità. Il  suo ruolo di outsider sarà quello di ammonire e ricordare, con l’alta probabilità di non essere capito che, come una volta, forse in futuro saranno  importanti le fotografie che nel tempo abbiamo scelto e curato e che avranno valore e spazio quelle che, sempre nel tempo, resteranno vive nella nostra memoria e non saranno dimenticate per sempre nel mare della rete.

4 commenti:

Alberto Ianiro ha detto...

Credo che il passaggio sia epocale, d'altronde il fotogiornalismo instagrammato ha conquistato già le prime pagine del NewYork times e del Times, per cui dovremmi niziare a far tesoro di questi segnali, anzichè combatterli in maniera integralista. La fotografia come la intendiamo noi, andrà a coprire un ruolo di approfondimento, e le apparecchiature vanno verso la miniaturizzazione. Un altro distinguo da fare è quello di riflettere sulle aspettative. Messo da una parte i professionisti che hanno oggettivamente da guadagnarsi il pane, il popolo dei fotoamatori cosa si aspetta? Vincere un concorso? O che altro? La maggioranza dei fotografi o presunti tale, gli basta un "like" sui social. Continuare ad alzare il tiro ritengo sia la cosa da fare. Questo è il mio pensiero

Sandro Bini ha detto...

Caro Alberto, concordo pienamente con quanto scrivi e ti ringrazio per l'approfondimento. Nel mio articoletto non c'è infatti nessuna lotta integralista contre le nuove tendenze e le nuove mode, ma solo il tentativo di riflettere sulle novità e di trovare uno spazio, anche per i semplici appassionati, per una fotografia più lenta e meditata.

Sandro Bini ha detto...

Un grazie per la replica e l'approfondimento di Rosa Maria Puglisi sul suo Blog "Lo specchio incerto"

http://specchioincerto.wordpress.com/2013/09/05/fast-photography-vs-late-photography/

Sandro Bini ha detto...

Un grazie anche per l'intervento di approfondimento di Fulvio Bortolozzo nel suo Blog "Camera doppia"

http://borful.blogspot.it/2013/09/veloce-lento-o-di-qualita.html