martedì 1 febbraio 2022

Dallo zapping allo scrolling: strategie fotografiche del flusso


© Niccolò Vonci, Tutto a posto e niente in ordine (2022)


In principio furono al Letteratura, l'Arte e il Cinema di avanguardia del Novecento a scombinare le logiche tradizionali della narrazione. Lo stream of consciousness  joyceiano, le strategie ludiche e oniriche dada e surrealiste, il foto-collage, la scrittura beat, l'assemblage pop e così via. Le nuove narrative cercavano non solo di replicare i meccanismi ludici e psichici e di esplorare l'inconscio, ma anche di restituire lo shock dell'esperienza visiva accelerata e frammentaria della società industriale e dei consumi, in cui fotografia, cinema e televisione stavano modificando in profondità il nostro sensorio e la nostra percezione del mondo.

Con il Pictorial o Iconic turn dovuto alla rivoluzione digitale e social, all'interno del più ampio fenomeno dello sviluppo del web e della globalizzazione, dagli anni Duemila anche la fotografia artistica (soprattutto quella di matrice poetica, diaristica e memoriale) si aggancia alle sperimentali logiche del flusso novecentesche. Già dagli anni 90 un giovane Wolfgang Tillmans col il suo primo libro edito da Taschen (1995) e le sue mostre site specific, azzera le gerarchie dei temi e dei generi, inaugurando in chiave narrativa un libero flusso di immagini che procede per libere associazioni e in quella espositiva una differenziazione dimensionale e materiale delle fotografie e una loro dislocazione rizomatica (con spaziature differenziate) all'interno dello spazio.

Le strategie fotografiche del flusso, sperimentate dai fotografi a partire dagli anni '90 del Novecento e tipiche di molta fotografia artistica contemporanea, paiono essere, insomma, quelle di un prelievo soggettivo nell'archivio immagini del proprio vissuto, in cui coesistono tempi diversi e materiali eterogenei e in cui la selezione e il montaggio (editing) costituiscono, insieme al dato biografico, i soli principi strutturali. Questa rinnovata combinatoria di immagini (oltre a evidenziare in modo nuovo temi e visioni cari agli autori) rispecchia e trae impulso però, non solo dalla frammentazione dell'esperienza e dell'identità tipica della società liquidò-moderna e della prestazione o dall'elaborazione visiva di traumi e vicende più o meno personali, ma anche e soprattutto dal cambiamento radicale che le nuove tecnologie digitali, il web e i social hanno introdotto nell'esperienza della comunicazione e della percezione visiva contemporanea.

Si tratta, secondo gli studiosi di Cultura Visuale,  di un vero e proprio cambiamento di paradigma dovuto, da un lato all'onnipresenza degli schermi e dalla simultanea e sovrapposta presenza di immagini (di varia origine e tipo) nella nostra esperienza quotidiana, dall'altro da meccanismi tecnologicamente indotti e compulsivi (ormai quasi inconsci e automatizzati) quali lo zapping televisivo e lo scrolling delle immagini sui nostri personal devices. Atteggiamenti capaci di creare una vera e propria dipendenza psicologica e gestuale e di condizionare in profondità le soglie della nostra attenzione e le strutture visive dei nostri immaginari.

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